{"id":5229,"date":"2023-10-07T08:41:02","date_gmt":"2023-10-07T07:41:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.worldsocialism.org\/wsm\/?page_id=5229"},"modified":"2023-10-07T08:41:17","modified_gmt":"2023-10-07T07:41:17","slug":"stiamo-andando-incontro-a-una-fame-di-massa-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.worldsocialism.org\/wsm\/stiamo-andando-incontro-a-una-fame-di-massa-2\/","title":{"rendered":"Stiamo andando incontro a una fame di massa?"},"content":{"rendered":"\n<p><br>L&#8217;esistenza stessa della fame e, ancor pi\u00f9, di sacche di fame vera e propria, ha talvolta incoraggiato l&#8217;idea che stiamo assistendo al dispiegarsi di una vasta tragedia malthusiana. Inesorabilmente, si suggerisce, questa arriver\u00e0 a inghiottire una fetta consistente dell&#8217;umanit\u00e0. Le tensioni inconciliabili tra chi ha e chi non ha faranno sprofondare la societ\u00e0 in uno stato di barbarie senza fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, se questo fosse davvero il caso, ci sarebbero indubbiamente forti motivi per pensare che un&#8217;alternativa post-capitalista al capitalismo sarebbe completamente preclusa. Quei \u201cverdi profondi\u201d di ispirazione malthusiana che ci presentano abitualmente questo scenario desolante, troppo spesso accompagnato da dichiarazioni sorprendenti sulla falsariga del memorabile commento dell&#8217;agente Smith in Matrix, secondo cui \u00abgli esseri umani sono una malattia, un cancro di questo pianeta\u00bb, farebbero bene a considerare le implicazioni di ci\u00f2 che dicono. Se non c&#8217;\u00e8 speranza per il futuro, allora dovremo convivere con il sistema stesso che ci ha portato a questa triste impasse. La concorrenza brutale e senza vincoli sarebbe l&#8217;unico gioco ammesso. E saremmo prossimi ad esprimere sentimenti cos\u00ec insensatamente misantropici da concepire l&#8217;abbattimento calcolato dei propri concittadini. Potremmo anche metterci a costruire i nostri bunker, fortificare le nostre comunit\u00e0 recintate e attendere fatalisticamente l&#8217;apocalisse imminente come in una scena di <em>The Walking Dead<\/em>.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Decisamente fuori strada<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni &#8217;60 e &#8217;70 apparve una serie di libri dal tono uniformemente allarmistico. Nel 1967 William e Paul Paddock parlarono di questa presunta catastrofe globale incombente e raccomandarono vivamente di applicare il principio medico del \u201ctriage\u201d (praticato nella Prima Guerra Mondiale per decidere quali soldati feriti dovessero essere curati e quali lasciati morire), dando aiuti alimentari solo a quei paesi che potevano essere salvati, lasciando morire gli altri. (William Paddock &amp; Paul Paddock, <em>Famine 1975! America\u2019s decision: who will survive?<\/em>, 1967). Paul Ehrlich rafforz\u00f2 questo messaggio di sventura imminente nel suo best seller <em>The Population Bomb<\/em> (1968), dichiarando che \u00abLa battaglia per sfamare tutta l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 finita. Negli anni &#8217;70 il mondo sar\u00e0 colpito da carestie: centinaia di milioni di persone moriranno di fame\u00bb. E il rapporto del Club di Roma del 1972, <em>I limiti dello sviluppo<\/em>, <strong>[1]<\/strong><sup><a href=\"https:\/\/www.antropocene.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=427:stiamo-andando-incontro-a-una-fame-di-massa&amp;catid=12&amp;Itemid=148#sdfootnote1sym\"><\/a><\/sup> prevedeva con apprensione che il mondo stesse rapidamente esaurendo le risorse chiave a fronte di una crescita demografica inarrestabile.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, tutte queste terribili previsioni di un disastro imminente si sono rivelate del tutto errate. Come ha sottolineato il sostenitore <strong>[2]<\/strong><sup><a href=\"https:\/\/www.antropocene.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=427:stiamo-andando-incontro-a-una-fame-di-massa&amp;catid=12&amp;Itemid=148#sdfootnote2sym\"><\/a><\/sup> del libero mercato Julian Simon in <em>The Ultimate Resource<\/em> (1981), gli aumenti dei prezzi alimentari a breve termine dei primi anni &#8217;70, causati da fattori quali la siccit\u00e0, la decisione dei russi di importare mangimi per incrementare il consumo di carne e i tentativi concertati di ridurre le enormi scorte alimentari dei decenni precedenti, non potevano dirci molto, se non nulla, sulle tendenze a lungo termine del prezzo (e quindi della disponibilit\u00e0) degli alimenti. In effetti, i cattivi raccolti dei primi anni Settanta hanno poi lasciato il posto alle scorte, con un crollo dei prezzi dei cereali che ha suscitato la costernazione degli agricoltori statunitensi in particolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso vale per gli eventi pi\u00f9 recenti. Nei pochi anni fino al 2008, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati costantemente, ma poi sono diminuiti in modo drammatico, anche se non proprio ai livelli precedenti. Successivamente, a partire dal giugno 2010, il prezzo di alcuni prodotti alimentari, come il grano, \u00e8 nuovamente aumentato \u2013 in questo caso di quasi il 50% in due mesi \u2013 in seguito alla decisione della Russia di congelare le esportazioni di grano dopo un&#8217;altra grave siccit\u00e0 (<em>Global wheat crisis recalls Moscow&#8217;s \u201cgreat grain robbery\u201d<\/em>, <em>Observer<\/em>, 8 agosto 2010).<\/p>\n\n\n\n<p>Fluttuazioni a breve termine di questa natura nel prezzo dei prodotti alimentari sono prevedibili e spesso guidate da speculazioni. Tuttavia, sostiene Simon, la tendenza storica \u00e8 quella di una graduale riduzione dei costi dei prodotti alimentari man mano che l&#8217;agricoltura diventa pi\u00f9 produttiva ed efficiente. Ci\u00f2 \u00e8 di buon auspicio per affrontare il problema della povert\u00e0 globale.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda di cibo, dopo tutto, \u00e8 relativamente non elastica, cio\u00e8 non varia molto in base alle variazioni dei prezzi dei prodotti alimentari. Poich\u00e9 il cibo rappresenta una componente significativa del costo della vita dei poveri del mondo (che in genere spendono almeno met\u00e0 del loro reddito in cibo), i benefici di una riduzione dei prezzi a lungo termine sarebbero di vasta portata. Significherebbe che avrebbero pi\u00f9 soldi da spendere per cose come l&#8217;istruzione e l&#8217;assistenza sanitaria. Ne deriverebbe un circolo virtuoso di auto-miglioramento. Una popolazione pi\u00f9 istruita e pi\u00f9 sana sar\u00e0 anche pi\u00f9 produttiva e l&#8217;aumento della produttivit\u00e0 generer\u00e0 a sua volta ulteriori benefici. Tuttavia, \u00e8 vero anche il contrario. La non elasticit\u00e0 del cibo come priorit\u00e0 umana significa che qualsiasi aumento dei prezzi obbligher\u00e0 le persone a tagliare proprio su queste altre cose che potrebbero essere utili nel lungo periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda l&#8217;ossessione malthusiana per la crescita della popolazione, sostiene Simon, lungi dal costituire una minaccia per gli standard di vita, \u00e8 vero l&#8217;esatto contrario. Anzi, contribuisce a innalzare questi standard aumentando la produttivit\u00e0 dell&#8217;agricoltura stessa \u2013 ad esempio, rendendo economicamente pi\u00f9 fattibile lo sviluppo di buone reti stradali che rendono pi\u00f9 facile e meno costoso il trasporto dei prodotti e degli input agricoli. Alcune delle zone pi\u00f9 ricche del mondo, del resto, sono anche quelle pi\u00f9 densamente popolate. Cos\u00ec come esistono economie di scala nella produzione, esistono anche economie di scala nelle dimensioni della popolazione.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ottimismo del libero mercato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ottimismo tecnologico di Simon, di stampo panglossiano, e la sua fiducia incondizionata nel fatto che l&#8217;economia di mercato fornisca i prodotti a tempo debito, sono giustificati per alcuni aspetti, ma non per altri. Per cominciare, i prezzi dei prodotti alimentari, nel complesso, non sembrano seguire la tendenza generale da lui prevista. Tendono a essere volatili \u2013 pi\u00f9 che per altri beni \u2013 e mentre molti prodotti alimentari sono diventati pi\u00f9 accessibili per lunghi periodi di tempo (se si confronta il guadagno settimanale mediano con il prezzo medio di alcuni prodotti alimentari), di recente i prezzi dei prodotti alimentari sembrano essere aumentati per varie ragioni e, soprattutto, hanno stabilito nuovi record. \u00c8 francamente difficile far quadrare questo dato con l&#8217;idea di una tendenza al ribasso a lungo termine. Quest&#8217;ultima sembra pi\u00f9 un articolo di fede che una deduzione basata su una rigorosa indagine scientifica.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ha osservato Otaviano Canuto:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL&#8217;indice mondiale dei prezzi alimentari registrato negli ultimi sessant\u2019anni dall&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;Alimentazione e l&#8217;Agricoltura (FAO) ha toccato il suo record pi\u00f9 alto a marzo, per poi diminuire leggermente ad aprile. Pandemia, guerra e morte in Ucraina e siccit\u00e0 negli ultimi due anni&#8230; Una tale combinazione sembra apocalittica. Ora si aggiunge il rischio di una fame globale, a causa della crisi dei prezzi alimentari\u00bb (Otaviano Canuto, <em>The Global Food Price Shock<\/em>, Policy Center for the New South, 18 maggio 2022).<\/p>\n\n\n\n<p>Altri fattori, come sottolinea l&#8217;articolo, come le interruzioni della catena di approvvigionamento che hanno innescato l&#8217;accumulo di scorte alimentari e il divieto di esportazione, nonch\u00e9 le restrizioni alla mobilit\u00e0 della manodopera agricola migrante che hanno avuto un impatto negativo sui raccolti in molte parti del mondo, hanno contribuito a far salire i prezzi a questi livelli record. Alla base di questi diversi fattori c&#8217;\u00e8 la divisione del capitalismo moderno in stati nazionali e gigantesche corporations in competizione tra loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Una manciata di queste ultime controlla la maggior parte del commercio globale di cereali e queste societ\u00e0, in particolare dopo l&#8217;inizio della guerra in Ucraina (l&#8217;Ucraina \u00e8 un importante esportatore di cereali), hanno accresciuto in modo significativo i loro margini di profitto aumentando i prezzi (anche se a spese dei margini di profitto in altri settori dell&#8217;economia). Un quadro simile di oligopolio aziendale si ha nel caso dei fornitori di input agricoli come sementi e fertilizzanti, con solo tre multinazionali \u2013 Bayer-Monsanto, Dupont-Dow e Chem-China Syngenta \u2013 che controllano il 60% del commercio. E tra i dettaglianti, solo 10 aziende di generi alimentari rappresentano la met\u00e0 di tutte le vendite di prodotti alimentari nell&#8217;UE (Fiona Harvey, <em>Food price rises around the world are result of \u2018broken\u2019 system, say experts<\/em>, <em>The Guardian<\/em>, 24 agosto 2022).<\/p>\n\n\n\n<p>Questa situazione oligopolistica \u00e8 ben lontana dalla visione rosea del capitalismo dei piccoli negozi all&#8217;angolo promossa dai devoti del libero mercato, come Simon. In effetti, se tale visione dovesse magicamente materializzarsi, si pu\u00f2 tranquillamente supporre che ci riporterebbe ineluttabilmente, prima o poi, alla stessa situazione in cui ci troviamo ora. La concorrenza stessa, dopo tutto, tende a generare monopoli o oligopoli. I forti tendono a scacciare i deboli. In ogni caso, il risultato che abbiamo ora \u00e8 un sistema alimentare che, secondo molti commentatori, \u00e8 irrimediabilmente compromesso. Non lavora solo contro gli interessi dei consumatori che devono pagare per questi prezzi alimentari pi\u00f9 alti, ma anche di numerosi piccoli agricoltori, che lottano per sopravvivere di fronte ai costi crescenti.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Abbastanza per dieci miliardi&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, nonostante tutto, questo stesso sistema alimentare ha anche dimostrato di avere un potenziale per garantire un\u2019abbondanza alimentare, anche se non riesce a mantenere la promessa. Secondo una fonte spesso citata, anche se un po&#8217; datata, il mondo, guarda caso, gi\u00e0 coltiva abbastanza cibo per sostenere dieci miliardi di persone, a fronte di una popolazione globale di otto miliardi (Holt-Gim\u00e9nez, Eric &amp; Shattuck, Annie &amp; Altieri, Miguel &amp; Herren, Hans &amp; Gliessman, Steve, <em>We Already Grow Enough Food for 10 Billion People &#8230; and Still Can&#8217;t End Hunger<\/em>, \u00abJournal of Sustainable Agriculture\u00bb, 36 (6), Luglio 2012, pp. 595-8).<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, contrariamente alle terribili previsioni malthusiane di una popolazione in crescita esponenziale, la crescita della popolazione ha raggiunto il suo picco negli anni &#8217;60 e da allora sta rallentando. Nel 1950, il tasso medio di natalit\u00e0 era di circa 5 figli per donna; nel 2021 era sceso a 2,3, secondo la United Nations Population Division, con un mondo sempre pi\u00f9 urbanizzato (<em>World Population Prospects: Summary of Results<\/em>, UN Report 2022). In parte questo \u00e8 dovuto al fatto che, vivendo in citt\u00e0, non si ha bisogno di altri bambini per badare al gregge di capre o per curare i raccolti. Inoltre, vivere in citt\u00e0 significa avere un migliore accesso alle medicine che hanno ridotto significativamente i tassi di mortalit\u00e0 infantile. Se in passato le persone avevano famiglie pi\u00f9 numerose era proprio perch\u00e9 molti dei loro figli morivano giovani.<\/p>\n\n\n\n<p>Il calo delle nascite ha fatto s\u00ec che un numero crescente di paesi stia sperimentando una crescita inferiore, o negativa, rispetto al livello di sostituzione tanto che, sorprendentemente, si esprime sempre pi\u00f9 preoccupazione per la prospettiva di uno spopolamento e di un invecchiamento costante della popolazione, piuttosto che della sovrappopolazione. Alcuni paesi, preoccupati per l&#8217;indebolimento della loro influenza sulla scena internazionale, hanno iniziato ad adottare politiche a favore della natalit\u00e0 al fine di invertire il loro relativo declino demografico. Per loro il legame tra potere e popolazione \u00e8 evidente: in un&#8217;economia globale competitiva \u00e8 meglio essere grandi.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8230;allora perch\u00e9 la fame?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, nonostante il suddetto potenziale produttivo per nutrire adeguatamente il mondo, la fame, in modo apparentemente sconcertante, continua a segnare la vita di centinaia di milioni di persone:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLe Nazioni Unite stimano che pi\u00f9 di 820 milioni di persone siano sottonutrite, con un aumento di 60 milioni in cinque anni. Secondo l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, quasi un quarto dei bambini al di sotto dei cinque anni \u00e8 denutrito e 1,9 miliardi di adulti sono in sovrappeso\u00bb (John Vidal, <em>The Guardian<\/em>, 4 marzo 2021).<\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 possibile? Se la produzione agricola \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 che sufficiente a soddisfare il fabbisogno della popolazione mondiale, perch\u00e9 cos\u00ec tanti soffrono la fame? Perch\u00e9 la maggior parte del cibo prodotto oggi viene prodotto per essere venduto sul mercato e quindi l&#8217;accesso ad esso dipende dal potere d&#8217;acquisto. Se non si hanno i mezzi per acquistare il cibo, in un&#8217;economia di mercato lo si vede negato. Questo spiega essenzialmente perch\u00e9 oggi le persone soffrono la fame. Non sono in grado di esprimere una \u201cdomanda di mercato\u201d sufficiente a soddisfare i loro bisogni. \u00c8 cos\u00ec semplice.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi non guadagna molto si trova di fronte a un problema serio. Se il prezzo del cibo aumenta, il problema si aggrava ulteriormente. Ecco perch\u00e9 l&#8217;aumento dei prezzi degli alimenti si traduce in un numero sempre maggiore di persone che soffrono la fame. Queste persone possono scegliere di destinare una parte crescente del loro piccolo budget all&#8217;acquisto di cibo e una parte minore ad altre cose, ma arriver\u00e0 un momento in cui questo non sar\u00e0 pi\u00f9 fattibile. Qualcosa dovr\u00e0 pur cedere. Quando ci\u00f2 accade, spesso si verifica un&#8217;esplosione di rivolte per il cibo e di violenza nelle strade che pu\u00f2, e ha gi\u00e0 fatto, rovesciare i governi.<br><br><br><br><strong>Note<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>[1]<\/strong> Giorgio Nebbia, nel suo volume <em><a href=\"https:\/\/www.antropocene.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=420:le-merci-e-i-valori-giorgio-nebbia-2002&amp;catid=11&amp;Itemid=348\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Le merci e i valori: per una critica ecologica del capitalismo<\/a><\/em>, Jaca Book, Milano, 2002, sostiene che il titolo del documento del Club di Roma del 1972 avrebbe dovuto essere pi\u00f9 opportunamente <em>I limiti della crescita<\/em>, in quanto parla appunto del rapporto fra aumento della popolazione mondiale e limite delle risorse alimentari.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>[2]<\/strong><sup>\u0002<\/sup> L\u2019autore dell\u2019articolo gli affibbia l\u2019epiteto \u00abcornucopiano\u00bb, attribuendogli metaforicamente l\u2019idea di un libero mercato capace di fornire illimitatamente ogni bene e risorsa.<br><br><br><strong><br>Robin Cox<\/strong><br><br>Traduzione di <strong>Alessandro Cocuzza<\/strong> &#8211; <strong>Redazione di Antropocene.org<\/strong><br><br>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.worldsocialism.org\/spgb\/socialist-standard\/2020s\/2023\/no-1422-february-2023\/are-we-heading-for-mass-starvation\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">The Socialist Standard<\/a> N. 1422, febbraio 2023<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;esistenza stessa della fame e, ancor pi\u00f9, di sacche di fame vera e propria, ha talvolta incoraggiato l&#8217;idea che stiamo assistendo al dispiegarsi di una vasta tragedia malthusiana. Inesorabilmente, si suggerisce, questa arriver\u00e0 a inghiottire una fetta consistente dell&#8217;umanit\u00e0. Le tensioni inconciliabili tra chi ha e chi non ha faranno sprofondare la societ\u00e0 in uno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2086,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"magazine_newspaper_sidebar_layout":"","footnotes":""},"class_list":["post-5229","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.worldsocialism.org\/wsm\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5229","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.worldsocialism.org\/wsm\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.worldsocialism.org\/wsm\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.worldsocialism.org\/wsm\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2086"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.worldsocialism.org\/wsm\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5229"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.worldsocialism.org\/wsm\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5229\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5232,"href":"https:\/\/www.worldsocialism.org\/wsm\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5229\/revisions\/5232"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.worldsocialism.org\/wsm\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5229"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}